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Il Padre Nostro

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, la tua volontà sia fatta sulla terra come in cielo. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo contro di noi, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

AMEN

AMEN
Non sono un gran credente....ma credo in qualcosa superiore all'uomo....la conferma è una preghiera di migliaia d'anni fa.....l'uomo nonostante tutto è ancora fermo al Pane quotidiano e ai Debiti....abbiamo migliorato ed inventato molto ....tranne le cose più Importanti. SAPO.
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martedì 13 novembre 2012

ME-MMT ........Anteprima del Manifesto che verrà pubblicato sul " Corriere della Sera "


ANTEPRIMA MANIFESTO ME-MMT PER CHI STA DONANDO.

Pubblico qui sotto la griglia ‘assaggio’ del MANIFESTO ME-MMT DI SALVEZZA ECONOMICA NAZIONALE frutto dei due summit che avete sponsorizzato. Stiamo completando la grafica e l’impaginazione, con nuovo logo e con accordi con due editori per la versione cartacea. A nostro parere il MANIFESTO è straordinario, una prima assoluta non solo nell’Eurozona, ma nel mondo. Vi mostro l’anteprima come incoraggiamento a versare quanto necessario per l’uscita sul Corriere della Sera dell’annuncio a tutta pagina di questo nostro lavoro. Ripeto: DEVE ACCADERE, perché sarà l’unico modo che abbiamo per rompere il muro di gomma dei media servi del Potere e per arrivare dritti sulla scrivania di Monti, Fornero, Passera e dei Parlamento. Grazie! PB



“NON ERAVAMO I PIIGS. TORNEREMO ITALIA.”
MANIFESTO DI SALVEZZA ECONOMICA PER L’ITALIA

·      GUIDARE IL PAESE FUORI DALLA CATASTROFE ECONOMICA DELL’EUROZONA
·      RECUPERARE LA SOVRANITA’ MONETARIA E PARLAMENTARE
·      SALVARE NELL’IMMEDIATO LE IMPRESE E L’OCCUPAZIONE

Estensori*:

Dott. Warren Mosler, macroeconomista, Stati Uniti

Prof. Mathew Forstater, macroeconomista, Stati Uniti

Prof. Alain Parguez, macroeconomista, Francia

Paolo Barnard, giornalista, Italia


“Adottando l’Euro, l’Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo che deve prendere in prestito una moneta straniera, con tutti i danni che ciò implica.”
Prof. Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia



* i curricula professionali degli estensori in calce al documento.


Memento.

L’Italia uscì dalla seconda guerra mondiale povera, distrutta, semi analfabeta, ma ricca di tre doti immense: la Costituzione del 1948, lo Stato democratico a Parlamento sovrano, una propria moneta.

Nell’arco di meno di trent’anni…………………..


Spiegazione essenziale.

Si segua questo percorso: viene creata una valuta che non è di alcuno Stato. Viene emessa da Banche Centrali direttamente nelle riserve dei mercati di capitali privati (banche, assicurazioni, fondi pensione privati ecc.). Si uniscono 17 Stati sotto questa valuta, e li si priva delle loro precedenti valute nazionali. I 17 governi dovranno sempre batter cassa presso i mercati di cui sopra per ottenere la moneta con cui attuare la spesa pubblica, esattamente come un cittadino che fosse sempre costretto a indebitarsi con la finanziaria sotto casa per mantenere la famiglia. Ecco nata l’Eurozona. Così funziona la moneta Euro……………………..




“NON ERAVAMO I PIIGS. TORNEREMO ITALIA.”
MANIFESTO ME-MMT DI SALVEZZA ECONOMICA PER L’ITALIA


Premesso che:
la nostra economia rimane a livelli di depressione del tutto artificiosi;
la BCE offre fondi legati a delle condizionalità (le Austerità) che mantengono in vita la nostra depressione economica;

la BCE non ha mostrato alcuna intenzione di ammorbidire quelle condizionalità……………….




Dato tutto ciò, noi i cittadini della Repubblica Italiana chiediamo:


il ritorno alla nostra moneta sovrana, con cui creare politiche governative ispirate alla scuola economica ME-MMT che porteranno il governo a promuovere azioni nell’esclusivo Interesse Pubblico, includendo, fra le altre più sotto descritte, le seguenti:

-       il recupero della piena sovranità democratica controllata sempre dal volere popolare anche in materia di Trattati UE. Il recupero della piena sovranità del Parlamento su cui nulla possa l’arbitrarietà dei mercati.

-       il sostegno alla Piena Occupazione su base permanente attraverso l’uso statale dei Deficit Positivi (si legga sotto)…………………….




PRIMA COSA: CAPIRE I PILASTRI DELLA MACROECONOMIA DELLO STATO SOVRANO.
SFATARE I FALSI MITI CON LA ME-MMT.

A.     Come spende uno Stato. Il governo di uno Stato con moneta sovrana………………

B.     La Piena Occupazione di Stato non costa troppo. Il governo di uno Stato con moneta sovrana può e deve finanziare senza limiti la Piena Occupazione………………..

C.     Il default. È impossibile che uno Stato con moneta sovrana possa essere costretto al default.……………………..

D.    Il debito ‘pubblico’ non è il debito dei cittadini. Lo Stato non è una famiglia. Il governo di uno Stato con moneta sovrana spende accreditando conti correnti, o emettendo titoli che costituiscono, fra le altre funzioni, il risparmio degli acquirenti……………………….

E.     La spesa a deficit dello Stato è il nostro risparmio. Ne risulta che se lo Stato spende per noi più di quanto ci tassa (deficit), esso ci lascia beni finanziari che sono esattamenteil nostro attivo e il nostro risparmio al netto di cittadini e delle aziende……………………

F.     Le tasse. Contrariamente a quando si crede, uno Stato con moneta sovrana non usa le tasse per finanziarsi (punto A.). Le tasse servono in primo luogo per imporre al settore non-governativo la valuta dello Stato, che altrimenti sarebbe senza valore……………………..

G.     Il Deficit Positivo è un dovere dello Stato. Poiché lo Stato con moneta sovrana ha il potere di imporci di lavorare per guadagnare la sua moneta al fine di pagare le sue tasse, ne consegue che è dovere imprescindibile di questo Stato far sì che vi sia lavoro sufficiente affinché tutti i cittadini e tutte le aziende possano pagare le loro tasse……………………..

H.    Le esportazioni sono un costo, le importazioni sono vera ricchezza per il Paese. Il principio fondante di un’economia funzionale al bene del 99% dei cittadini è il seguente: la vera ricchezza sono i beni e i servizi prodotti internamente, più quelli che il resto del mondo ci invia……………………

I.      Il settore bancario e finanziario. Uno Stato pienamente sovrano deve regolamentare il settore bancario nell’esclusivoInteresse Pubblico. Primo: eliminare interamente il settore finanziario che è parassita. Secondo…………………

J.      Uscire dall’Eurozona non basta. Ma si badi bene: se, come ci auguriamo, l’Italia tornerà alla sua sovranità monetaria abbandonando l’Eurozona, ma poi non applicherà il principi della Spesa a Deficit Positivo per la Piena Occupazione e per il rilancio di tutto il settore di cittadini e aziende, poco o nulla migliorerà……………………..



L’USCITA PILOTATA DELL’ITALIA DALL’EUROZONA.
CRESCITA, OCCUPAZIONE E DEMOCRAZIA.
GUIDA ME-MMT SU CIO’ CHE DEVE FARE LO STATO SOVRANO ABBANDONANDO L’EURO.


Il programma in sintesi.

A.     L’Italia rifonda la sua economia sul principio dell’esclusivoInteresse Pubblico, che significa Spesa a Deficit Positivo dello Stato per il sostegno di tutta l’economia.
B.     L’Italia annuncia che tasserà unicamente nelle nuove Lire.
C.     L’Italia annuncia che tutti pagamenti saranno in Lire………………………..



Il programma: approfondimento.

La gestione generale dei conti dello Stato nell’Interesse Pubblico.
Va premesso che il debito cosiddetto pubblico, se denominato in una moneta sovrana come la nuova Lira, altro non è che un esercizio di contabilità generale per lo Stato, non ha nulla di pubblico. Per questo motivo……………………..

Creare subito  la Piena Occupazione, nell’Interesse Pubblico.
L’atto di governo in assoluto più cruciale in un ritorno dell’Italia alla sovranità monetaria è la realizzazione nel Paese della Piena Occupazione. Ciò significa che il governo istituirà un programma nazionale di pieno impiego per chiunque non abbia un lavoro, maschi e femmine, abili o disabili, senza limiti. Tale programma prenderà il nome di Programma di Lavoro Garantito (PLG). ……………………

Come saranno gestiti i titoli di Stato nell’Interesse Pubblico.
I titoli di Stato emessi dal Tesoro italiano equivalgono esattamente a conti di risparmio detenuti dai compratori presso la Banca d’Italia. Questo vale sia che i compratori siano italiani che stranieri. Quando il compratore acquista un titolo di Stato italiano, accade che il suo denaro si sposta dalle riserve della sua banca detenute presso i conti della Banca d’Italia………………………..

Controllare l’inflazione nell’Interesse Pubblico.
Poiché il presupposto fondamentale del ritorno dell’Italia alla sovranità monetaria è la Spesa a Deficit Positivo in funzione del pieno impiego, uno sguardo va rivolto all’inflazione.
Anche qui una breve premessa: l’inflazione è direttamente correlata ai prezzi pagati dal creatore e monopolista della moneta sovrana…………………………

Non ci sarà svalutazione della nuova Lira. I tassi di cambio nell’Interesse Pubblico.
Il governo italiano che abbandona l’Eurozona non dovrà temere la svalutazione, e probabilmente dovrà gestire il problema opposto. Si consideri il principio precedentemente stabilito: il governo tasserà da subito nelle nuove Lire e spenderà da subito nella stessa valuta. Questa valuta sarà a tasso variabile e libero sui cambi……………………….

Il prelievo fiscale del nuovo governo sovrano nell’Interesse Pubblico.
Il governo sovrano delle nuove Lire saprà quali sono i motivi fondanti per l’esistenza del prelievo fiscale, sopra specificati, e che ricordiamo:
A.     Uno Stato con moneta sovrana non usa le tasse per finanziarsi.
B.     Le tasse servono in primo luogo per imporre al settore non-governativo la valuta dello Stato, che altrimenti sarebbe senza valore.
C.     Le tasse servono allo Stato come ‘termostato’ dell’economia……………………

Come regolare import e export, materie prime e petrolio, nell’Interesse Pubblico.
Il nuovo governo sovrano ha compreso il principio fondamentale della ME-MMT, secondo cui nell’economia reale le importazioni sono un beneficio, mentre le esportazioni sono un costo. Esso mantiene la Piena Occupazione interna come garante della prosperità economica nazionale fornita dalla piena produzione domestica di beni e servizi……………………….

Rifondare il sistema bancario per l’Interesse pubblico.
Il governo nuovamente sovrano, particolarmente nella funzione parlamentare, riconosce che le banche sono di fatto istituti pubblici. Esse non solo sono garantite nei depositi dallo Stato, ma sono – teoricamente – del tutto regolamentate dal legislatore, sia a livello nazionale che europeo. Questo significa che il governo ha ogni diritto e potere di imporre al sistema bancario di funzionare per l’esclusivo Interesse Pubblico…………………………

I risparmi nell’Interesse Pubblico.
In sintonia coi principi di macroeconomia della ME-MMT, il governo comprende che il risparmio non è altro che l’evidenza contabile di un precedente investimento da parte di un altro soggetto. Tale soggetto effettua l’investimento cedendo un suo bene finanziario, o indebitandosi. Se infatti il cittadino…………………………..

Gestire le criticità, nell’Interesse Pubblico:
A.    le insolvenze nel settore privato.
I cittadini italiani che nonostante il rilancio nazionale dell’uscita del Paese dall’Eurozona si trovassero comunque gravati da insolvenze intrattabili…………………….

Il caso dei mutui denominati ancora in Euro, e problematici per il debitore italiano, ha la seguente soluzione…………………….

B.    gli attacchi speculativi contro il Paese
Il nuovo governo sovrano sa che non esiste nella storia dell’economia moderna un solo caso di attacco speculativo portato con successo contro uno Stato a moneta sovrana……………………….

C.    la fuga di capitali.
Il governo sovrano che abbia compreso le realtà macroeconomiche spiegate dalla ME-MMT sa che la cosiddetta fuga di capitali è una finzione che non trova riscontro nelle operazioni monetarie reali. In un’Italia con moneta sovrana liberamente scambiata a tasso variabile……………………….

L’unico aspetto problematico oggi, e con Lira sovrana, della fuga di capitali non riguarda le operazioni monetarie, ma l’eventuale disinvestimento da parte di un investitore che chiude una fabbrica o un’azienda in Italia per trasferirne le operazioni in altro Paesenonostante la presenza in Italia dei Deficit Positivi e dei PLG……………………….



“NON ERAVAMO I PIIGS. TORNEREMO ITALIA.”
COME USARE IL MANIFESTO DI SALVEZZA ECONOMICA PER L’ITALIA

Cari Cittadini,
abbiamo sotto i nostri occhi la più pericolosa crisi sistemica della democrazia e dell’economia italiana dal 1948 a oggi. La struttura dell’Eurozona non lascia scampo al Paese, proprio perché disegnata per sottometterlo, in tutte le sue sovranità, agli interessi di élite sovranazionali finanziarie e speculative che lucrano depredando la nostra ricchezza così faticosamente costruita in decenni……………………..
Presentate questo MANIFESTO alla vostra forza politica di riferimento, e pretendete che esso divenga ………………………..

Paolo Barnard
Novembre 2012




I curricula professionali degli estensori del MANIFESTO DI SALVEZZA ECONOMICA.

Warren Mosler (FOTO)

STUDI: 1971 Dottore in Economia, University of Connecticut.
ESPERIENZA PROFESSIONALE:
Fondatore e Presidente della Valance Co. - Servizi finanziari avanzati a clienti istituzionali.
Enterprise National Bank: Direttore e maggior azionista.
Presidente e socio di maggioranza di Consulier Engineering. Produzione auto racing MT900.
Fondatore e finanziatore del Centro per il Pieno Impiego e Stabilità dei Prezzi (CFEPS) nell’Università del Missouri,  Kansas City (UMKC).
Ricercatore senior presso Cambridge Centre for Economic and Public Policy, Cambridge, UK.
Ricercatore associato presso la University of Newcastle, Newcastle, Australia.
Fondatore e leader di Principal, Illinois Income Investors. Ha predisposto e gestito la più ampia operazione sui futures (oltre 20 mld $) in Giappone nel 1996.
William Blair e Company, Chicago - Ha fondato il dipartimento di arbitraggio sul reddito fisso.
Banker’s Trust NYC, Vice Presidente, area Trading.
Bache and Co.- Area mercati reddito fisso.
The Savings Bank of Manchester- Area Investimenti di breve periodo; long term securities.
Autore del libro “Le 7 Innocenti Frodi Mortali della Politica Economica” (Valance Co. Inc. Ed.)
Creatore e sviluppatore della Mosler Economics, scuola di economia di stampo Keynesiana che ha dato origine alla Modern Money Theory School of Economics dell’Università del Missouri Kansas City.

Mathew Forstater (FOTO)

Professore di Economia presso l’Università del Missouri Kansas City, e ricercatore associato presso il Levy Economics Institute of Bard College, New York.
Ha conseguito la laurea con lode in Studi Afro Americani preso la Temple University (1987), specializzazione (1993) e Ph.D. in Economia presso la “New School for Social Research”.
Dal 1996 è stato co-fondatore e Direttore del Centro per il Pieno Impiego e Stabilità dei Prezzi (CFEPS) nell’Università del Missouri Kansas City.
Le sue ricerche sono state pubblicate ampiamente in riviste accademiche, volumi, enciclopedie; ha pubblicato oltre una decina di libri. Il suo “Piccolo libro di grandi idee: Economia” (2007) è stato tradotto in Estone, Tedesco, Svedese, Spagnolo, Cinese.
Ha contribuito a diverse voci nella “Enciclopedia internazionale delle Scienze Sociali”.
Regolarmente intervistato sui media, è stato consulente economico in vari contesti. Nel 2002 ha partecipato alla missione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro di supporto al Ministero del Lavoro in Argentina, dove le sue proposte di aumento del salario minimo e di programma di pubblico impiego vennero recepite e messe in atto dal Governo, contribuendo al salvataggio di quel Paese dopo il default.

Alain Parguez  (FOTO)

Professore Emerito di Economia. Université de France-Comté at Besançon (Francia).
Facoltà di Leggi, Scienze Politiche ed Economiche. Università di Ottawa, Canada.
Titolo Accademico:
Dottore in Scienze Economiche, Université de Paris 1.
Due dottorati - Ph.D Theses 1973.
Membro della “Eastern Economic Association” (USA).
Materie d’insegnamento:
Principi di Macroeconomia.
Teoria della Politica Economica Economia Finanziaria .
Relazioni economiche internazionali.
Teoria della Distribuzione.
Autore di centinaia di articoli e decine di saggi sulla politica monetaria, sulla politica economica e sulla genesi della crisi, e di oltre dieci libri di teoria economica, storia e filosofia.
Dal 1984 al 1996 è stato direttore del periodico “Monnaie et Production”.
È l’ideatore della Teoria del Circuito Monetario, di ispirazione post Keynesiana, a cui ha dedicato buona parte della propria carriera, e attualmente sta ultimando la stesura di questa vasta e dettagliata ricerca.
È stato consigliere del Presidente Francois Mitterrand, e dunque è uno dei massimi insider dissidenti del processo di creazione dell’Eurozona.



Paolo Barnard (FOTO)

Giornalista e saggista, ha dapprima lavorato come corrispondente estero per molti fra i maggiori quotidiani Italiani, fra cui La Stampa, Il Manifesto, Il Corriere della Sera, Il Mattino, Il Secolo di Genova e altri, per poi passare alla RAI, in cui è apparso per 14 anni partendo da Samarcanda nel 1991 in occasione della prima Guerra del Golfo. E’ stato uno dei fondatori nel 1994 della trasmissione Report (Rai 3), con la quale ha collaborato per dieci anni con inchieste di ampio respiro internazionale, per approdare infine a Rai Educational, da cui si è autosospeso in seguito alla controversia sorta per la sua inchiesta “Little Pharma & Big Pharma” e il caso “Censura Legale".
Ha pubblicato nel 2002 “Due Pesi e Due Misure, riconoscere il terrorismo dello Stato d’Israele” e, nel 2006, il libro inchiesta “Perché ci odiano” (Rizzoli BUR), che condensa nelle sue pagine alcune delle inchieste confezionate per Report (“Perché ci odiano?”, e “L’Altro Terrorismo”), portando una critica documentata alla cosiddetta Guerra al Terrorismo e alle condotte di Israele in Palestina sin dalla nascita del Sionismo. Ha curato, per la Rizzoli BUR, “Dall’altra parte” (Sandro Bartoccioni, Gianni Bonadonna, Francesco Sartori), una raccolta di testimonianze di medici ammalati su come riformare il sistema sanitario italiano.
Ha pubblicato saggi di politica e su temi internazionali per Micromega e il Golem del Sole 24 Ore.
Dal 1999, si occupa dei reali Poteri che oggi governano le democrazie con regole sovranazionali oscure ai cittadini (FMI, OMC, Commissione UE ecc.). L’ultimo lavoro di Barnard si intitola “Il Più Grande Crimine (2011)”, e rivela il progetto di 70 anni dei Poteri finanziari e industriali internazionali per controllare i patrimoni degli Stati, ridimensionare il potere dei Parlamenti e per accantonare la legittimità dei cittadini, di cui la creazione dell’Unione Europea e della moneta unica (Euro) sono stati capitoli fondanti. Barnard è il maggior divulgatore italiano della ME-MMTamericana.

martedì 6 novembre 2012

Manifesto Prossimo ........di Paolo Barnard sul " Corriere della sera "


IL MANIFESTO ME-MMT DI SALVEZZA NAZIONALE E IL LANCIO SUL CORRIERE.

Il manifesto Mosler Economics MMT è quasi pronto. Ci stiamo lavorando 24 su 24, mancano la grafica e l’accordo con i due editori per la versione cartacea.
E’ una bomba, è entusiasmante, è assolutamente autorevole, è rivoluzionario e può salvare le nostre vite economiche come nulla prima.
Lo vogliamo lanciare all’uscita sulla pagina finale del Corriere della Sera, a pagamento. La pagina costa 35.000 euro + IVA.
Dopo i summit avremo in cassa forse meno di 20.000 euro. Potete versare ancora qualsiasi cifra possibile? Vanno bene i 5 euro, i 20 euro, e ovviamente chi può di più faccia di più.
Dobbiamo rompere a tutti i costi il muro di gomma dei media, non ha senso aver fatto per la seconda volta il più grande ed essenziale congresso di economia della storia d’Italia (o forse del mondo) per poi morire nel silenzio. Aiutateci a rompere il muro.
Grazie!
* Ogni centesimo da voi donato e speso sarà come sempre rendicontato qui alla fine dei saldi.
** Il conto corrente è sempre lo stesso qui sotto:
IL CONTO

Il c/c su cui versare ha questo IBAN:  IT16K0200802455000101819809

Banca Unicredit, Bologna, ag. Bologna Dante, via Dante1/E

Intestatario: Paolo Rossi (il secondo cognome Barnard è omesso dal conto)

Causale: Corriere della Sera

Per chi versa dall’estero il codice SWIFT/BIC è UNCRIT M1PM5


giovedì 4 ottobre 2012

No al Fiscal compact


Appello di 120 economisti francesi: no al fiscal compact, l’austerità aggrava la crisi

Più di 120 economisti hanno pubblicato oggi un articolo su Le Monde, ripreso da molti siti di informazione, in cui si pronunciano contro il trattato di bilancio dell’Unione europea. Denunciano un trattato “portatore di una logica recessiva che aggrava gli squilibri esistenti” e chiedono a François Hollande di non perseguire le politiche di austerità dei suoi predecessori. Tra i firmatari vi sono economisti molto conosciuti come Frédéric Boccara, Bousseyrol Marc Laurent Cordonnier, Denis Durand, Guillaume Etievant, Flacher David Bernard Friot, Gadrey Jean Jacques Genereux, Guerrien Bernard, Michel Husson, Sabina Issehnane, Florence Jany-Catrice, Esther Jeffers, Paul Jorion, Pierre Khalfa, Dany Lang, Philippe lege, Frédéric Lordon, Christiane Marty, François Morin, André Orlean, Dominique Plihon Ramaux Christophe, Gilles Raveaud, Rigaudiat Jacques Dominique Taddei Stephanie Treillet. [da InvestireOggi.it - traduzione di Carmen Gallus]
CAUSE DELLA CRISI – Dal 2008, l’Unione europea (UE) si trova ad affrontare una crisi economica senza precedenti. Contrariamente a quanto sostenuto dagli economisti liberisti, la crisi non è dovuta al debito pubblico. Spagna e Irlanda ora sono sotto attacco dei mercati finanziari benché questi paesi abbiano sempre rispettato i criteri di Maastricht. L’aumento dei deficit è una conseguenza della caduta delle entrate fiscali dovuta in parte ai regali fatti ai redditi più alti, degli aiuti pubblici alle banche commerciali e del ricorso ai mercati finanziari per finanziare questo debito a tassi di interesse elevati.
La crisi è dovuta anche alla totale mancanza di regolamentazione del credito e dei flussi di capitale a scapito dell’occupazione, dei servizi pubblici e delle attività produttive. E’ alimentata dalla Banca Centrale Europea (BCE) che supporta incondizionatamente le banche private, e invece, quando si tratta di rivestire il ruolo di “prestatore di ultima istanza“, richiede “rigorose condizionalità” di austerità agli Stati. Essa impone loro politiche di austerità e non è in grado di combattere la speculazione sul debito sovrano, dato che la sua unica particolare missione riconosciuta dai trattati è quella di mantenere la stabilità dei prezzi. Inoltre, questa crisi è aggravata dal dumping fiscale intra-europeo e dal divieto imposto alla BCE di prestare direttamente agli stati per finanziare le loro spese, a differenza delle altre banche centrali di tutto il mondo, come la Federal Reserve degli Stati Uniti. Infine, la crisi è rafforzata dalla debolezza estrema del bilancio dell’Unione europea e dal suo tetto al tasso irrisorio dell’1,24% del PIL, con un orientamento che rende impossibile qualsiasi coordinata e ambiziosa espansione del business in Europa.
Francois Hollande, dopo essersi impegnato durante la campagna elettorale a rinegoziare il trattato europeo, non gli ha realmente apportato alcun cambiamento, e, come ha riconosciuto anche Elisabeth Guigou, ha scelto di proseguire la politica di austerità iniziata dai suoi predecessori. Si tratta di un tragico errore. L’aggiunta di un pseudo-patto sulla crescita, dall’importo effettivamente misero, è accompagnata dall’accettazione della “regola d’oro” del bilancio difesa da A. Merkel e N. Sarkozy. Essa stabilisce che il disavanzo cosiddetto strutturale (al netto delle variazioni dei cicli economici) non deve superare lo 0,5% del PIL, cosa che condannerà qualsiasi logica di spesa pubblica futura e porterà ad attuare un drastico programma di riduzione del campo di applicazione della amministrazione pubblica.
Limitando più che mai la capacità dei paesi di rafforzare le loro economie e imponendo loro l’equilibrio dei conti pubblici, questo trattato comporta una logica recessiva che aggraverà meccanicamente gli squilibri esistenti. I paesi che soffrono il crollo della loro domanda interna dovranno ridurre maggiormente la loro spesa pubblica. Dato che numerosi Stati membri sono già in recessione, questo minaccerà ulteriormente l’attività produttiva e l’occupazione, e quindi le entrate del governo, il che alla fine farà aumentare il deficit. Così, l’OFCE prevede già in Francia 300.000 disoccupati in più a fine 2013, per il solo fatto dell’austerità. Nel medio e lungo termine, questo metterà un’ipoteca sulla transizione sociale ed ecologica che richiede notevoli investimenti.
Nel nome di una cosiddetta “solidarietà europea”, il trattato organizza di fatto una garanzia pubblica per i grandi patrimoni finanziari privati. Incide sulla pietra delle misure automatiche di austerità imposte ai rappresentanti del popolo, ponendo dei vincoli alle loro decisioni di bilancio, vincoli dettati da un’istanza di non eletti. Il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM), istituzione anti-democratica per eccellenza, può essere in grado di offrire prestiti a un tasso leggermente inferiore (5% in media). Ma questi prestiti sarebbero subordinati all’attuazione di drastiche misure di austerità imposte al popolo! La garanzia del Governo agli investitori privati incoraggia solo la speculazione, mentre bisognerebbe stroncarla togliendole dalle mani il debito pubblico. L’intero edificio poggia quindi sulla condizionalità anti-sociale imposta a qualsiasi tipo di assistenza o di intervento, nonché sul rifiuto di un intervento diretto da parte della BCE per le nuove spese. La BCE si accontenta di un acquisto limitato di titoli di debito sul mercato secondario, come ha recentemente annunciato Mario Draghi.
Centinaia di economisti di tutto il mondo riuniti intorno a Premi Nobel come Joseph Stiglitz e Paul Krugman, hanno ampiamente criticato l’assurdità della politica economica attualmente in atto in Europa. La conclusione è chiara: l’austerità è nello stesso tempo ingiusta, inefficiente e antidemocratica.
Siamo in grado di fare diversamente. Il futuro dell’Europa merita un dibattito democratico sulle soluzioni alla crisi. Oggi in Europa sarebbe possibile un’espansione coordinata della produzione, dell’occupazione e dei servizi pubblici, in particolare attraverso il finanziamento diretto selettivo e a tassi bassi da parte della BCE alle amministrazioni pubbliche. Perché l’UE possa attuare questa politica, è urgente riformare e democratizzare le sue istituzioni. Un fondo europeo per lo sviluppo sociale ed ecologico, a gestione democratica, potrebbe sostenere questa dinamica. Inoltre, l’UE potrebbe istituire un controllo della finanza, tra cui il divieto di scambio di titoli di Stato sul mercato OTC, limitando severamente la cartolarizzazione e i derivati e tassando i movimenti speculativi di capitali.
Le sfide sociali ed ecologiche di oggi sono immense. E’ urgente cambiare rotta per uscire dalla crisi in positivo. E’ possibile annullare il triste record delle politiche liberiste di una Francia con 5 milioni di disoccupati e 10 milioni di poveri. Per riuscirci, dobbiamo spezzare la morsa dei mercati finanziari e non alimentarli. È per questo che respingiamo la ratifica del Trattato europeo di stabilità, di coordinamento e di governance (TSCG).
Seguono le firme di 120 economisti

venerdì 17 agosto 2012

Mia Nonna............

                                                       http://t.co/U4JiyBq1
democraziammt.info/images/
docum                                     Per approfondimenti scaricate e diffondete anche il saggio:
http://www.paolobarnard.info/docs/ilpiugrandecrimine2011.pdf                              

giovedì 9 agosto 2012

MMT meeting di Rimini e Cagliari........ottobre 2012



NO RESA! J. GALBRAITH, W. MOSLER, S. KELTON, A. PARGUEZ, M. AUERBACK, P. BARNARD, OTTOBRE 2012, RIMINI & CAGLIARI, USCITA DALL’EURO, SALVARE LE FAMIGLIE E LE AZIENDE, TORNARE DEMOCRAZIA.


 “NON ERAVAMO I PIIGS. TORNEREMO ITALIA.”

·      GUIDARE IL PAESE FUORI DALLA CATASTROFE DELL’EUROZONA
·      RECUPERARE LA SOVRANITA’ MONETARIA E PARLAMENTARE
·      SALVARE NELL’IMMEDIATO LE IMPRESE
·      MANIFESTO DI SALVEZZA ECONOMICA PER IMPRESE, GIOVANI E ANZIANI

II CONFERENZA NAZIONALE MODERN MONEYTHEORY (MMT)

I relatori:
Prof. JAMES GALBRAITH, Univ. del Texas
Prof.ssa STEPHANIE KELTON, Univ. Missouri KC
Dott. WARREN MOSLER, Levy Inst. New York
Dott. MARSHALL AUERBACK, INET New York
Prof. ALAIN PARGUEZ, Univ. di Besancon, FR
e il giornalista PAOLO BARNARD

“Adottando l’Euro l’Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo che deve prendere in prestito una moneta straniera, con tutte i danni che ciò implica” Prof. Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia, USA

La Banca d’Italia ha mostrato che il nostro Paese entrò nell’Eurozona con la maggiore produzione industriale d’Europa. Dopo 10 anni di euro siamo fra i PIIGS, fra i ‘maiali’ d’Europa. Con la Lira l’Italia emerse dalle macerie della guerra per divenire in pochi anni la settima potenza mondiale, col maggior risparmio privato al mondo. Oggi falliscono 15.000 aziende all’anno e abbiamo i più bassi redditi dell’OCSE, le pensioni sono dimezzate, le tasse inaudite. E’ l’Eurozona che ci distrugge, coi Trattati europei che hanno esautorato anche il nostro Parlamento. La crisi del debito italiano non esisteva prima dell’euro. Esiste oggi perché l’euro non è dell’Italia, ma delle banche internazionali, e dover onorare un debito nazionale con una moneta di altri è il vero motivo del nostro inarrestabile collasso.
Uscirne si deve e si può con una nuova sovranità monetaria, indenni, e anzi, più ricchi e democratici, senza inflazione, né svalutazione, e con un grande rilancio produttivo assieme alla piena occupazione. Questa conferenza stilerà un Manifesto Economico MMT di Salvezza Nazionale per aziende e cittadini, per mano degli economisti internazionali nostri ospiti, e secondo le linee guida di un’economia che ha fatto la Storia del XX secolo e la ricchezza dell’Italia che fu. Il Manifesto sarà trans-partitico, ogni cittadino o azienda lo porrà alle proprie forze politiche come condizione per l’ottenimento del proprio voto.

La MMT, il Prof. JAMES GALBRAITH, la Prof.ssa STEPHANIE KELTON, il Dott. WARREN MOSLER, il Dott. MARSHALL AUERBACK, il Prof. ALAIN PARGUEZ e PAOLO BARNARD
saranno a
RIMINI, 20-21 OTTOBRE 2012
CAGLIARI 27-28 OTTOBRE 2012
PER FARE IN CONCRETO

Per i cittadini: quote d’iscrizione e logistica definitiva, seguire gli avvisi prossimamente suhttp://www.paolobarnard.info/interventi_indice.php
Per le imprese: quote di partecipazione e logistica definitiva: scrivere a REIMPRESA, Rossella Giavarini

DIVULGATE, ATTIVATEVI SUL TERRITORIO PER ADESIONI, DIRIGIAMO IL NOSTRO DESTINO DA PROTAGONISTI, PERCHE' LO SIAMO.

PAOLO BARNARD, Agosto 2012


lunedì 30 luglio 2012

Uscita dall'Euro............


USCITA DALL’EURO, I PIANI SONO GIA’ PRONTI E I BANCHIERI COMINCIANO AD AVERE PAURA


Partiamo subito da un concetto: la speculazione finanziaria vive di parole non di fatti. Ieri il governatore della BCE Mario Draghiintervenendo a Londra al Global Investment Conference ha ribadito che “l’euro è irreversibile e la BCE è pronta a fare di tutto per salvare la moneta unica. Non è possibile immaginare che un paese esca dall’eurozona.” E poi ha aggiunto che  “negli ultimi sei mesi l’area euro ha mostrato dei progressi straordinari. L’eurozona è più forte di quanto non le venga riconosciuto”. Pochi minuti dopo lo spread fra i titoli di stato italiani e i bund tedeschi comincia a scendere rapidamente al di sotto dei 500 punti base. Gli speculatori non vanno in vacanza e prefigurando un breve periodo di apprezzamento dei titoli hanno ricominciato a comprare, attendendo di vendere di nuovo quando lo spread riprenderà puntualmente a salire. Perché che lo spread ricomincerà a crescere dopo qualche giorno o al massimo settimana di euforia, pompata dall’effetto annuncio, ormai è abbastanza prevedibile. Esattamente al contrario di quello che va farneticando Monti e tutta la sua schiera di cortigiani, mentre il precedente rialzo lento e progressivo dello spread indicava una razionale allocazione delle risorse da parte degli investitori istituzionali e internazionali per sfuggire alla trappola mortale dell’euro, una discesa così repentina è sintomo invece di unintervento massiccio della speculazione, che vive appunto di fiammate e folate improvvise di entusiasmo. Pura e semplice speculazione, nient'altro. A meno che i banchieri di Francoforte non abbiano davvero intenzione di fare seguire i fatti alle parole: per esempio riprendendo a comprare titoli di stato europei sul mercato secondario, dopo avere bruscamente interrotto il programma temporaneo di acquisto SMP (Securities Markets Programme) a febbraio scorso.


Oppure altra ipotesi, molto più plausibile, la BCE comincerà ad anticipare i soldi (creati dal nulla, ricordiamolo sempre) per comprare titoli di stato non per suo conto ma come intermediario del Meccanismo Europeo di Stabilità, in attesa che la Corte Costituzionale tedesca di Karlsruhe si pronunci il prossimo 12 settembre sulla modifica dell’articolo 136 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea (quello che rende legittimi i meccanismi finanziari di salvataggio di altri paesi in caso di grave crisi economica) e quindi indirettamente anche sul MES. E’ evidente che i banchieri comincino ad avere seriamente paura per la frantumazione del loro giocattolo preferito e stiano cercando di raggiungere un compromesso per prendere ancora tempo ed evitare l’esplosione immediata dell’eurozona. I banchieri tedeschi, Bundesbank in testa, non lasceranno mai che la BCE diventi una normale banca centrale, la quale come risaputo e avviene in qualsiasi altra nazione normale del mondo può acquistare illimitatamente titoli di stato tramite operazioni di mercato aperto, sostenendo quindi i deficit pubblici dei governi e allentando gli attacchi speculativi, che cercano di fare profitti facili puntando sull’estrema volatilità (sia verso l’alto che verso il basso) degli spread e dei rendimenti. Mentre gli stessi banchieri tedeschi sono molto più favorevoli al MES (che è una loro invenzione, anche se ingannevolmente Mario Monti si è attribuito la paternità di questa ennesima truffa, cambiandogli nome e chiamandola “scudo antispread”) e il motivo è abbastanza semplice: non pagano loro, ma i cittadini europei tramite le rispettive quote di partecipazione al MES e soprattutto trattandosi di bruciare soldi già circolanti, non viene immessa nuova liquidità sui mercati e la Germania è al riparo dallo spauracchio inflazione.   
      


I “progressi straordinari” degli ultimi sei mesi a cui si riferiva Draghi riguardano appunto questa maggiore capacità di coordinamento fra banchieri per portare avanti programmi come il Fiscal Compact o il MES, che tutelino meglio gli interessi delle banche e facciano ricadere tutto il peso della crisi finanziaria sulle casse degli stati, sul portafoglio dei contribuenti e sul benessere complessivo dei cittadini: paradossalmente un problema finanziario che è stato creato dall’eccesso di attività creditizia e speculativa fuori controllo delle banche deve essere risolto penalizzando chi magari non ha mai chiesto un prestito o comprato un titolo spazzatura,  che suo malgrado vedrà abbassare il suo tenore di vita con aumenti indiscriminati delle tasse, tagli alla spesa pubblica, peggioramento delle condizioni lavorative e svendita del patrimonio statale. Purtroppo queste sono le stranezze della civiltà moderna, che trasforma i ladri in uomini virtuosi e gli innocenti in colpevoli. Oltre a questa forzatura logica da far passare e bere a tutti i costi all'opinione pubblica non ci sono altre alternative per i banchieri, perché ogni altro metodo che coinvolga direttamente anche la BCE e la modifica del suo assurdo statuto farebbe crollare di colpo il loro piano trentennale di espropriazione della ricchezza dal basso verso l’alto: se la BCE potesse davvero cominciare a “stampare” soldi per aiutare gli stati, questi ultimi almeno per il momento non sarebbero più costretti a tassare e a svendere i gioielli di famiglia, e quindi addio al sogno degli oligarchi di estrazione di valore reale dalla società tramite i loro stratagemmi finanziari.


A questo punto, se proprio i banchieri dovessero cominciare a cedere qualcosa nei confronti di una maggioreapertura democratica e redistributiva a danno del piano totalitario, reputerebbero molto più conveniente far saltare in aria tutto il progetto eurozona e riorganizzare le truppe per riprendere un nuovo percorso criminale, partendo dai rispettivi confini nazionali. Bisogna comprenderli questi “banchieri” (termine come ho spesso già detto molto allargato che include funzionari, dirigenti, lobbisti, politici, tecnocrati di varia razza e livello): lavorano alacremente da trent’anni a questo piano diabolico di furto generalizzato chiamato eurozona, e vederlo distorto adesso in una delle sue parti essenziali (la privatizzazione della banca centrale e quindi della moneta) a causa di una quisquiglia insignificante come una crisi finanziaria globale, sarebbe per loro uno smacco intollerabile. Molto meglio distruggere tutto, che continuare a gestire un mostro giuridico che non è più una loro diretta emanazione. E non si può intendere altrimenti questo cieco accanimento a perseguire politiche restrittive di rigore e austerità che a conti fatti non faranno che accelerare i processi di implosione dell’intera eurozona. 


Questi “progressi straordinari” di cui parlano i banchieri e che tanto eccitano gli speculatori non cambiano infatti di una virgola, anzi peggiorano, la situazione “reale” dei paesi ingabbiati in questa trappola: recessione, riduzione della produzione, congelamento del credito e degli investimenti, calo della domanda, disoccupazione, crollo dei redditi, tensioni sociali, rischi concreti di fallimenti a catena, fuga degli investitori istituzionali, presenza dei soli speculatori finanziari o operatori occasionali che come avvoltoi sono gli ultimi rimasti a svolazzare sopra la carcassa (ditemi voi come si può lavorare ad una seria programmazione economica o prevedere una qualsiasi forma di ripresa basandosi soltanto sugli investimenti speculativi!). La Grecia continua nella sua marcia macabra verso il default definitivo, la Spagna è sull’orlo del baratro, le stime sull’Italia continuano a fornire un quadro sempre più allarmante (riduzione del PIL di oltre -2%, aumento del rapporto debito pubblico/PIL al 123%, impennata della disoccupazione al 10%, e pensare che avevamo dei tecnici al governo, dei professionisti dell’economia: ma fare un ripasso di algebra no?).


Per uno strano corto circuito della mente umana, il piano autolesionista e feroce dei banchieri basato sulla cosiddetta “austerità espansiva” (un ossimoro che non ha mai trovato conferma nella storia, come il ghiaccio bollente), a parte la copertura della stampa collusa di regime, funziona senza particolari intoppi anche per un altro motivo: è troppo palese, evidente, pacchiano e la gente, dal basso della sua innocenza e ingenuità, non può credere che i banchieri siano così sfacciati e magari è ancora indotta a pensare che dietro i suoi inutili e insensati sacrifici ci sia davvero qualche misteriosa e abilissima manovra di cui solo dei tecnici dalla elevatissima esperienza e competenza internazionale possono essere a conoscenza e che prima o dopo queste privazioni porteranno ad una ripresa dei commerci, dei redditi, dei consumi, del progresso, della civiltà. Non è così, l’austerità espansiva non esiste e non esisterà mai nella terra, è una stupidaggine inventata di sana pianta che serve a coprire un crimine, un furto smaccato e autorizzato da chi sa realmente come stanno le cose. Ma come faranno concretamente i banchieri a continuare indisturbati a rubare ad una vittima già esangue e stramazzata al suolo? Senza quella benedetta “crescita economica” che non arriva e secondo le fideistiche profezie dei fanatici del rigore e del cilicio dovrebbe scendere direttamente dal cielo, in che modo i banchieri pretendono che gli stati o i privati riescano a ripagare i loro debiti illegittimi e usurai? Accecati dalla loro ingordigia folle e criminale, è possibile che ormai i banchieri abbiano perso talmente tanto il lume della ragione da non capire che in questo modo si incammineranno dritti sparati verso la loro stessa distruzione?


E' possibile. E sebbene non sapremo mai la risposta esatta a questa domanda, una cosa possiamo dire con certezza: i banchieri hanno paura di loro stessi, della loro stessa follia, sono diffidenti per natura nei confronti dei loro stessi simili (un ladro non si fida mai di un altro ladro) e stanno già preparando da tempo dei piani di fuga concordati o caotici dall’eurozona, da utilizzare nei casi di emergenza. In verità nei ministeri di mezza Europa e nei consigli direttivi di quasi tutte le più importanti banche mondiali sono stati già elaborati da almeno un anno documenti e relazioni molto ben dettagliate che analizzano tutti gli scenari possibili di uscita dall’euro di alcuni o di tutti i paesi membri e fanno accuratissimi bilanci costi-benefici per valutare gli effetti di ognuna di queste alternative. La prima nazione in ordine di tempo a creare delle commissioni di studio dedicate ad approfondire tutti gli aspetti di un’eventuale uscita dall’euro e ritorno al marco è stata la Germania, per ovvie ragioni di dimensioni e di perdite totali da contabilizzare. Inutile ripetere che oggi come oggi la Germania continuerà a perdere sia che rimane o che esce dall’euro, perché è la nazione che in passato ha ottenuto maggiori vantaggi e accumulato maggiori esposizioni nei confronti dei paesi indebitati della periferia. Per i tedeschi bisogna solo capire quale sia la scelta più indolore fra le due onerose opzioni e in caso di uscita anticipata dall’euro stabilire quale sia il momento migliore per tagliare la corda e minimizzare le perdite.


Secondo quanto riportato sul quotidiano di regime La Stampa, riprendendo uno studio della banca svizzera UBS, da un giornalista più che mai preoccupato che finisca il sogno europeista e totalitario dei suoi mecenati banchieri:“Per un paese forte come la Germania, scrive UBS, con l’uscita dalla moneta unica si verificherebbe unapprezzamento del neo-marco del 40%. Le aziende tedesche che commerciano con il resto dell’eurozona e che fossero indebitate con le banche tedesche, rischierebbero fallimenti a catena; gli stessi istituti di credito subirebbero perdite gigantesche. Tutti gli assets ancora in euro si svaluterebbero, costringendole a ricapitalizzare, probabilmente anche a carico dello Stato. E la forza del neo-marco farebbe crollare l’export del 20% (quasi il 40% delle esportazioni tedesche sono verso il resto dell’eurozona). Provocando anche reazioni scontate come dazi alla frontiera e protezionismi, negli altri paesi. Morale: il primo shock dell’uscita dalla moneta unica costerebbe 6-8.000 euro all’anno a ogni tedesco. In seguito, 3.500-4.500 euro. 


Certo, i calcoli più probabili dei “secessionisti” tedeschi sono altri, probabilmente. Meglio uno shock ora che l’infinita agonia dei salvataggi europei. E l’economista Charles Wyplosz ci ha ricordato di recente che gli eventuali aiuti a Spagna e a Italia potrebbero richiedere uno sforzo da 1.300 miliardi. Che si sommano a quelli già sottoscritti a Irlanda, Grecia e Portogallo. Ma per fortuna i “cinque saggi” della Merkel ci hanno ricordato pochi giorni fa che la rottura incontrollata dell’euro farebbe tremare la Germania anche per altri motivi. La suaesposizione verso i 16 partner europei è di 3.330 miliardi di euro - il Pil tedesco ammonta a 2.400 miliardi circa, per dire. E ben 1.500 di questi crediti sono detenuti da imprese e famiglie. Che evaporerebbero, nel caso della fine dell’euro. E con essi, l’economia tedesca con il suo super-neo-marco.”


Non ci sarebbe più nulla da aggiungere. Che i banchieri abbiano paura si capisce anche dai toni allarmistici e terroristici con cui i loro menestrelli della carta stampata cercano di spaventare la gente, in questo caso i tedeschi italianizzati e gli italiani germanizzati. E’ chiaro che la Germania, ovvero le sue aziende, le banche e i cittadini tedeschi perderebbero molto in termini commerciali e finanziari con l’uscita dall’euro, ma non viene mai menzionato il vantaggio che avrebbe lo stato tedesco con il ritorno ad una piena sovranità monetaria, che è lo strumento capace da solo di coprire qualsiasi debito, sia pubblico che privato: i giornalisti della propaganda finanziata dalle banche hanno l’attenuante di non conoscere nulla del sistema monetario moderno e quindi le ansie che trasmettono ai loro lettori sono in qualche modo giustificate. Il giorno in cui il primo giornalista di regime comincerà a spiegare alla gente che i soldi, così come i debiti che sono un loro parente stretto ma meno nobile,non crescono dalla terra e non scendono dal cielo, ma vengono creati giornalmente dal nulla dai banchieri pigiando semplicemente i tasti di un computer, allora potremo essere certi che una nuova era sarà già alle porte: da quel giorno in poi si potrà infatti cominciare a ragionare serenamente se sia opportuno delegare questo compito delicatissimo ad una banca centrale privata che supporti soltanto le banche private (eurozona), con il pretesto di mantenere una stabilità dei prezzi su cui non ha e non avrà mai alcun controllo, o sia più logico ridare questo potere storicamente sovrano agli stati democratici che lo utilizzino come è giusto che sia per programmare in un’ottica di lungo periodo (non soltanto con la visione corta degli speculatori) gli investimenti tramite un corretto bilanciamento di manovre di politica monetaria e politica fiscale, che sono i due pilastri su cui si regge una vera e credibile strategia di politica economica.


Tuttavia siccome quel giorno è ancora lontano, ritorniamo con i piedi per terra e discutiamo seriamente dei piani che possono essere attuati con il minore dispendio possibile di tempo e di risorse per avvicinare quantomeno il momento del primo decisivo riscatto della democrazia dalla finanza. Leggendo infatti fra le righe le parole del segretario del partito politico più europeista e corrotto d’Italia, il PD di Pierluigi Bersani, si capisce che sebbene con molta riluttanza anche in Italia qualcuno (sicuramente dalle parti di Palazzo Koch, sede della Banca d’Italia) ha iniziato a buttare giù il primo abbozzo del famigerato piano B, per un’uscita anticipata o forzata dell’Italia dall’euro. Dopo il faccia a faccia con il primo ministro fantoccio Mario Monti, Bersani ha detto: “Abbiamo riflettuto assieme su una situazione generale molto molto preoccupante. C’è l’esigenza di dare seguito alle decisioni del vertice europeo e la necessità di uno stato di allerta da parte di tutte le istituzioni”. Tradotto per i non piddini (purtroppo loro sognano ancora gli Stati Uniti d’Europa e quindi meglio non svegliarli) significa: “Se la Germania non consentirà alla BCE di ammorbidire un po’ le condizioni soffocanti in cui l’Italia si trova costretta a rifinanziare sui mercati il suo enorme debito pubblico, tutte le istituzioni, in particolare Banca d’Italia, sono autorizzate a studiare programmi di uscita controllata o caotica dall’euro”.


Siccome non abbiamo ancora la capacità di entrare nella mente dei funzionari della Banca d’Italia e detto francamente non abbiamo neppure la certezza che lì dentro sia possibile trovare qualche idea degna di questo nome, vediamo insieme cosa dovrebbe fare un paese normale, dotato di apparati parlamentari e democratici normali, per uscire da una follia come la prigionia totalitarista dell’eurozona, voluta a suo tempo dagli apparati collusi, deviati e antidemocratici dello stato. Come guida utilizzeremo il breve saggio scritto dall’economista Sergio Levrero e pubblicato sull’e-book gratuito Oltre l’Austerità, che in modo sintetico, brillante e comprensibile a tutti spiega cosa accade o dovrebbe accadere quando uno stato decide di abbandonare una moneta straniera (l’euro), di ritornare ad una propria moneta nazionale (la lira) e di sganciarsi contemporaneamente da un regime di tassi fissi in favore del tasso fluttuante. I passi fondamentali da seguire sono questi:


a) il governo decreta che il pagamento delle tasse e le transazioni in tutti gli esercizi commerciali avvengano nella nuova valuta, e paga salari, stipendi, ed imprese nella nuova valuta;


b) nell’attesa di stampare moneta nella nuova valuta, il governo permette l’uso dell’euro per un periodo limitato di tempo  – stampando però su tutti i biglietti messi in circolazione dal sistema bancario il nome della nuova valuta per indicare che il suo valore facciale è quello della nuova valuta. Per minimizzare i rischi di scarsità di liquidità, prima ancora della stampa definitiva della nuova valuta con tutti gli accorgimenti antifrode richiesti, il governo decide anche di stampare ed immettere nel sistema economico un numero limitato di biglietti denominati in euro-lire (o euro-dracme, se si trattasse della Grecia), concedendo poi, nel  momento in cui sarà pronta la valuta stampata con gli accorgimenti antifrode, un periodo definito di tempo per la conversione delle diverse valute in circolazione nella nuova valuta. Nello stesso arco di tempo si  risolvono i problemi logistici derivanti da macchine per biglietti, posteggi etc. funzionanti ancora in euro;


c) tutte le riserve del sistema bancario nazionale presso la Banca centrale vengono congelate e ridenominate nella nuova valuta con un cambio di 1 a 1. Vengono al tempo stesso convertiti al medesimo tasso di cambio tutti i prestiti concessi dalla Banca Centrale Europea al sistema bancario sotto l’azione ad esempio dell’Emergency Liquidity Assistance, e vengono convertiti nella nuova valuta tutti i depositi in euro dei residenti del paese presso banche nazionali. I depositi di non residenti rimangono invece denominati in euro, considerata ora una valuta straniera, ma si bloccano per un certo periodo tutti i trasferimenti di attività dei residenti nazionali in loro nuovi conti denominati in euro o in conti di non residenti;


d) tutti i debiti tra residenti del paese vengono ridenominati nella nuova valuta, e per legge si fissa che tutti gli interessi, oneri, ipoteche sui debiti esistenti siano pagati nella nuova valuta al tasso di cambio con l’euro di 1 a 1 del momento di ridenominazione del debito


e) per evitare ondate di panico, corse agli sportelli  ed una svalutazione troppo accentuata della nuova valuta, tuttii conti di risparmio presso le banche nazionali vengono temporaneamente congelati, e gli sportelli aperti per periodi limitati di tempo, mentre una parte consistente del sistema bancario nazionale a rischio di fallimento viene nazionalizzato;


f) il capitale di proprietà della Banca Centrale nazionale presso la Banca Centrale Europea e le riserve sotto qualsiasi forma (oro, valute estere etc.) depositate presso la BCE vengono ritirati o ‘comprati’ dalle altre Banche centrali a saldo di qualsiasi debito accumulato (ad esempio attraverso il sistema Target2) dalla Banca Centrale nazionale verso le altre Banche centrali che formano il Sistema delle Banche centrali europee. Il rimanente debito denominato in euro dovrà essere ricontrattato, e saldato in varie forme, ad esempio attraverso la cessione di titoli pubblici denominati nella nuova valuta;


g) si introducono controlli sui movimenti di capitale per evitare perdite notevoli nel valore della moneta. Tali restrizioni potranno essere favorite dalla nazionalizzazione del sistema bancario e seguire alcune recenti indicazioni del Fondo Monetario Internazionale al riguardo o l’esempio di paesi come il Brasile che hanno già introdotto tali controlli. Inoltre, per evitare il collocamento all’estero dei guadagni ottenuti dalle esportazioni, si prevede che esse siano pagate all’interno presso il sistema bancario nazionale;


h) si riforma lo statuto della Banca Centrale nazionale, permettendo ad essa l’acquisto di titoli statali sui mercati primari e anche il finanziamento diretto dello Stato, dato il rischio di una crescente difficoltà di finanziare il debito pubblico tramite il ricorso ai mercati internazionali (per l’Italia significherebbe la fine dello sciaguratodivorzio fra Banca d’Italia e il Ministero del Tesoro del 1981).


L’uscita dall’euro, soprattutto se organizzata per tempo e concordata con gli altri paesi membri dell’eurozona, sarebbe quindi un percorso abbastanza gestibile senza eccessivi traumi e comporterebbe principalmente due vantaggi. Il primo sarebbe appunto il recupero della propria sovranità monetaria (pieno controllo dei tassi di interessi e libera emissione della moneta senza più alcuna dipendenza dai mercati finanziari), con la possibilità di coordinare le politiche fiscali e monetarie in senso espansivo a differenza di quanto accade oggi con l’attuale assetto istituzionale europeo che lasciando gli stati a secco di soldi crea un continuo avvitamento recessivo e alla lunga condurrà alla deflazione (che al contrario di ciò che pensano i fustigatori dell'inflazione quale male assoluto del mondo, non è una bella cosa, soprattutto per le aziende che devono sostenere costi di produzione sempre crescenti con margini di ricavo sempre più bassi: fra l’altro quale pazzo imprenditore si metterebbe ad investire oggi, chiedendo magari un prestito ad una banca e pagando interessi ancora alti, sapendo che domani i prezzi di vendita dei suoi prodotti sarebbero inferiori a quelli attuali?). Il secondo deriverebbe dalla possibilità di agire, tramite il deprezzamento del cambio, per un recupero di competitività, aumento delle esportazioni eriduzione dei disavanzi commerciali della bilancia dei pagamenti con l’estero.


Sulla questione della svalutazione attesa della nuova lira rispetto al marco o all’euro-marco (nel caso la Germania decidesse di creare una nuova unione monetaria con i paesi del nord, Olanda, Finlandia, Belgio, Austria) il discorso ormai è abbastanza chiaro: tecnicamente la lira dovrebbe svalutarsi rispetto al marco di circa il20%, ovvero la somma dei differenziali di inflazione registrati anno per anno fra Italia e Germania. In pratica siccome dal 1999, anno dell’aggancio rigido dei tassi cambio dei paesi membri dell’eurozona, ad oggi  i prezzi in Italia sono cresciuti complessivamente del 20% rispetto a quelli tedeschi, il cambio flessibile tenderebbe a riequilibrare spontaneamente i prezzi al periodo precedente all’aggancio rigido, annullando gli effetti dei successivi differenziali di inflazione. Le stesse stime dell’OCSE riferite agli ultimi dieci anni parlano di sottovalutazione dell’euro tedesco rispetto all’euro italiano non superiore al 20%-25%. Per avere un’idea del nuovo rapporto di cambio che si instaurerebbe fra la nuova lira e il dollaro, il cui valore attualmente oscilla intorno ai 1,20 dollari per un euro-marco, con la svalutazione del 20% rispetto all’euro-marco, la nuova lira verrebbe scambiata quasi alla pari 1 a 1 con il dollaro. Quindi nessuna catastrofe, strage degli innocenti, mattanza dei tonni italioti come teorizzano i profeti (ben pagati e oleati dai banchieri) dell’apocalisse.


Per quanto riguarda invece la situazione della bilancia dei pagamenti con l’estero, sappiamo già che l’Italia, malgrado il tessuto produttivo sia stato massacrato e dilaniato in questi ultimi venti anni, ha ancora un invidiabile saldo commerciale quasi in pareggio (le esportazioni di beni e servizi eguagliano le importazioni, vedi grafico sotto), quindi ciò significa che non sarebbero necessarie altre manovre aggiuntive per sostenere il tasso di cambio da parte della banca centrale, bruciando riserve di valuta estera. Fra l’altro è improbabile che si verifichino attacchi speculativi pianificati alla nuova lira o ai titoli pubblici e privati denominati con la nuova valuta, perché essendo il 40% di questi titoli collocati all’estero, nessun investitore straniero di una certa importanza avrebbe interesse a speculare su un'ulteriore svalutazione della lira registrando perdite nei suoi stessiassets. Ricordiamo inoltre che il maggior peso delle importazioni è rappresentato dal petrolio e dai prodotti agro-alimentari: ora se per limitare la dipendenza dal petrolio si potrebbe riprendere il cammino bruscamente interrotto di incentivazione delle energie rinnovabili, sui prodotti agricoli invece abbiamo solo da recuperare il terreno perduto (in tutti i sensi) dopo il flagello subito dalle assurde direttive e limitazioni europee che hanno penalizzato oltre ogni misura tollerabile il nostro settore agro-alimentare. Non è inverosimile prevedere che con una politica mirata di incentivi all’agricoltura e all’industria della trasformazione, l’Italia nel giro di pochi anni non solo possa raggiungere l’autosufficienza alimentare ma riguadagnare il posto che le spetta di diritto diesportatore netto di prodotti agro-alimentari. Il tasso di cambio inizialmente svalutato aiuterebbe a rendere meno convenienti le importazioni dall’estero, incentivare le produzioni locali e rilanciare le esportazioni, favorendo così un rapido recupero del saldo positivo nella bilancia commerciale.





Con il pieno controllo della banca centrale e della politica monetaria, si potrebbero infine indirizzare le strategie della Banca d’Italia verso tassi di interessi bassi che farebbero scendere progressivamente il peso dei rendimenti sul debito estero, che attualmente è un fattore che incide in modo molto negativo sui nostri deficit delle partite correnti: noi siamo in passivo con l’estero non perché esportiamo poco o importiamo troppo, ma perché paghiamo troppi interessi sul debito estero, sia sui titoli pubblici che privati in possesso degli investitori stranieri. Ovviamente per un certo periodo, sarebbe necessario non solo un controllo stringente sui movimenti dei capitaliper impedire eccesive oscillazioni del tasso di cambio, ma anche un monitoraggio efficace degli scambi commerciali con l'estero per sostenere maggiormente la ripresa del nostro settore produttivo interno, con opportune barriere protezionistiche, sussidi alle nostre imprese, dazi doganali. L’uscita dall’eurozona comporterebbe quindi automaticamente una contemporanea e magari solo temporanea uscita dal mercato unico europeo, dato che da Maastricht in poi il vincolo principale da rispettare per tutti i paesi membri era quello dellalibera circolazione delle merci e dei capitali. Questa possibilità di uscita dal mercato unico è prevista dal famoso articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea (meglio noto come Trattato di Lisbona): “Il Consiglio, deliberando secondo una procedura legislativa speciale, all'unanimità e previa consultazione del Parlamento europeo, può adottare misure che comportino un regresso del diritto dell'Unione per quanto riguarda la liberalizzazione dei movimenti di capitali diretti in paesi terzi o provenienti da essi.”


Quindi i trattati europei, con l’aggiornamento avvenuto a partire dal 1° dicembre 2009, specificano che è possibile in via eccezionale un recesso dall’Unione Europea, anche se non menzionano mai l’eventualità di un’uscita dalla moneta unica. Tuttavia è chiaro che le due cose vanno assolutamente di pari passo e nel caso di ostruzionismi vari da parte delle istituzioni europee, i paesi membri intenzionati ad uscire dall’eurozona potrebbero appellarsi alla convenzione di Vienna del 1969 sui trattati internazionali, dato che per esempio la BCE dopo l’inizio della crisi nel 2008 non ha più rispettato gli accordi e non ha assolto alla sua funzione di strumento di convergenza dei tassi di interessi con cui si finanziano i vari paesi europei (anzi, come purtroppo abbiamo appurato, i tassi di interesse sono letteralmente esplosi, se confrontiamo il 22% della Grecia, il 7% della Spagna, il 6% dell’Italia contro l’1,5% della Germania, guarda grafico sotto), come esplicitamente riportato sui Trattati di Funzionamento dell’Unione Europea. In questo caso uscendo contemporaneamente sia dall’eurozona che dall’Unione Europea, l’Italia potrebbe agire ad ampio raggio sul controllo dei movimenti dei capitali (la cui liberalizzazione sfrenata è stata senza ombra di dubbio la causa principale della crisi finanziaria globale) e le sueoperazioni di stabilizzazione del cambio sarebbero molto efficaci dato che la nuova lira avrebbe inizialmente pochi scambi al di fuori dell’Italia, come avviene per esempio con altre monete molto più quotate e scambiate a livello internazionale come il dollaro e il franco svizzero, i cui rispettivi tassi di cambio vengono decisi principalmente fuori dai confini degli Stati Uniti e della Svizzera.





Uscire dall’euro quindi si può, uscire si deve. E malgrado sia necessario mettere in conto alcuni anni di instabilità e sacrifici, è chiaro che l’uscita dall’euro appare oggi l’unica strada percorribile dall’Italia per venire fuori dall’agonia a cui siamo costretti dall’insensatezza e dalla spregiudicatezza dei banchieri europei, il cui giogo, le cui direttive, le cui misure sanzionatorie diventeranno alla fine insostenibili per il nostro paese. Se pure unostudio della banca americana Merril Lynch dice che in base a quattro parametri (possibilità di uscita ordinata, effetti sulla crescita economica, effetti sui tassi di interesse, effetti sul bilancio economicopubblico e privato del paese) Italia e Irlanda sarebbero i paesi che beneficerebbero di più da un’eventuale uscita dall’euro, si vede che questa tesi non viene sostenuta soltanto da quattro economisti eterodossi isolati italiani o dai soliti complottisti della domenica. Le ragioni per credere che il ritorno alla lira per l’Italia sia molto fondato a livello tecnico e non abbia alcun legame con i risvolti nazionalistici o nostalgici di cui tanto si blatera senza sapere nulla del funzionamento dei meccanismi monetari, dovrebbero far riflettere chi è ancora in grado di farlo; mentre i motivi per continuare a rimanere inermi e assistere impassibili alla distruzione e allo smantellamento dell’economia nazionale sono invece da ricercare nelle intenzioni non tanto nascoste dei banchieri europei, compresi quelli italiani: annullare con il passare del tempo gli effetti di questi benefici e rendere talmente misero il settore industriale e produttivo nazionale da costringere poi l’Italia a non poter avere più altre alternative, oltre allapermanenza coatta nella zona euro. Schiavizzarci insomma e metterci una catena al collo così spessa da farci dimenticare persino la voglia di essere liberi.  




Ma a questo punto il piddino di turno potrebbe meccanicamente obiettare che la banca americana Merril Lynch lavora al servizio della potenza imperialista degli Stati Uniti che punta a distruggere l’euro perché ritenuto un acerrimo rivale al ruolo di moneta di riserva internazionale: ammesso e non concesso che sia così (andate fuori Europa e vedete da soli quale credibilità abbia l’euro oppure ascoltate bene le lamentele della Federal Reserve che teme l’effetto negativo sulle esportazioni americane di una svalutazione eccessiva dell’euro rispetto al dollaro, per capire quanto sia vantaggioso per gli Stati Uniti avere una moneta inerte e artificialmente forte come l’euro), siete davvero convinti che la prossima colonizzazione tedesca sia migliore, più illuminata e meno opprimente di un nuovo protettorato americano? E se l’Italia invece, uscendo dall’euro e ostacolando qualsiasi altro tentativo di ingerenza straniera, provasse, almeno provasse, per la prima volta nella sua storia a camminare sulle proprie gambe, come fanno Islanda, Norvegia, Svezia, Argentina e tutti i paesi ancora liberi e democratici del mondo? Siete davvero certi che una tale prospettiva sia impossibile e che per vivere gli italiani abbiano per forza bisogno del vincolo esterno o del podestà straniero? Domande scottanti a cui il piddino di passaggio risponderebbe sicuramente con il solito slogan “Più Europa! Più Europa! Più Europa!”, trascurando forse il fatto che oggi è l’Europa stessa (quella vera, quella dei popoli, quella delle democrazie), che per liberarsi dalla tirannia finanziaria franco-prussiana da cui è stata barbaramente soggiogata, avrebbe invece bisogno di invocare “Più Italia! Più Italia! Più Italia!”.